Spiritualità

Agape non ha una cappella. Lo spazio che si chiama “chiesa all’aperto” per la maggior parte dell’anno non è utilizzabile come luogo per il culto e quando è possibile usarlo, d’estate, spesso preferiamo comunque altri luoghi. Tuttavia la “chiesa all’aperto” rappresenta bene il senso della fede e della spiritualità qui ad Agape. Non ha muri, è attraversata dalle voci di coloro che studiano, cantano, giocano. E’ il luogo che rappresenta la decisione iniziale di non volere muri di separazione. Né muri che separino le persone, né muri che delimitino spazi riservati al rapporto con Dio da spazi riservati alle discussioni profane. Discutere “come se Dio non ci fosse” e trovarsi poi confrontati con la sua presenza attraverso coloro che la portano come parte della propria vita.

Chi cerca ad Agape spazi regolari di meditazione e di confronto con la parola di Dio o con la spiritualità rischia di rimanere deluso/a. Se tuttavia ha voglia di mettere in gioco la propria spiritualità, il proprio desiderio di condividere la speranza che lo/la spinge ad essere nelle relazioni, potrà costruire insieme agli altri e alle altre i momenti di culto, meditazione, spiritualità più vicine a sé. Nel gruppo residente non si può dimenticare il Cristo. E’ il più vecchio residente di Agape, c’era fin dall’inizio: non sappiamo se si è mai allontanato da qui, non gliel’abbiamo mai chiesto. Quando lo incontriamo ci capita di parlare insieme della storia di questo posto: lui ci ricorda che Agape non c’è sempre stata, è stata costruita con la fantasia di chi ha osato sognarla, con il sudore e la fatica dei molti/e che hanno tirato su i muri, che vi hanno dedicato una parte della loro vita, che si sono impegnate/i nel progetto. A volte parliamo dell’Agape di oggi, e lui vuole sapere tutto, viene alle riunioni, si intrufola nei campi anche se non è stato formalmente invitato, insomma, ha paura che ci dimentichiamo di lui.

I muri di Agape sono pieni di crepe. Queste crepe ci piacciono, esprimono bene la vita qui. Da un lato la concretezza estrema – bisognerà fare qualcosa per quelle crepe, così come bisognerà pulire le scale, accettare qualche discussione noiosa, sapere che la relazioni fra noi non sono sempre perfette- e dall’altro l’utopia, poiché nell’architettura stessa, nei simboli forti di questa struttura – il salone rivolto verso l’esterno, il tempio all’aperto, i tetti all’insù – si inseriscono la nostra azione e la nostra testimonianza. I muri di Agape sono le persone che frequentano questo posto, gli amici e le amiche che si coinvolgono nella vita del centro e che contribuiscono in modi diversi a darci una prospettiva, una motivazione e a volte anche una ridimensionata.