Durante il corso dell’anno hanno luogo ad Agape tre campi per bambini/e e tre campi per adolescenti, due estivi ed uno invernale. Sono 230/250 i ragazzi e le ragazze tra i 7 e i 17 anni che passano una settimana/dieci giorni ad Agape in una situazione emotivamente coinvolgente e culturalmente ricca.
È bene essere coscienti che si tratta di un potenziale educativo enorme, ed è per questo che da anni si investono tempo ed energie sul terreno della formazione, della riflessione sulle modalità di relazione educativa e sulle linee pedagogiche che vengono portate avanti.
Si è lavorato e si lavora sull’animazione, sui giochi, sulle relazioni con l’altro e con l’altra.
L’educazione alla pace, la gestione dei conflitti, la differenza di genere, la centralità della relazione con l’altro/a da noi, l’ascolto, le dinamiche di gruppo, il partire da sé, educare a libertà in termini di responsabilità, educare all’adultità, educare con autorevolezza, l’interculturalità, l’incontro e/o scontro con l’evangelo.
Agape vive grazie alla passione, alla progettualità, al tempo e alle idee che tanti e tante dedicano al centro in diverse forme (residenti, campolavoro, staff, comitati etc).
Tutti i campi costituiscono un’esperienza forte di vita comunitaria, di convivenza ed interazione tra campisti, staff, volontari/e del campo lavoro, gruppo residente. Tutti i campi hanno un tema, un taglio, dei contenuti: a seconda dell’età dei partecipanti variano gli equilibri tra le attività proposte (animazioni, relazioni, giochi, plenarie, gruppi, laboratori..).
La base però è comune, e si può riassumere nelle seguenti 5 linee pedagogiche:
- Motivare le persone al lavoro di Agape. La difficoltà sta nel farlo chiarendo bene la dimensione di concretezza dell’agape e offrendo a tutti e tutte la possibilità di agire nei singoli campi con una visione della globalità dei diversi progetti che Agape significa.
- Educare all’adultità. Un grosso lavoro è rendere chi fa staff cosciente della distanza di età e di maturità che li separa dai campisti e dalle campiste bambini/e o adolescenti e delle proprie responsabilità educative verso di loro. Si tratta di lavorare su di sé per essere il più possibile “somiglianti a se stessi”, per avvicinarci alla nostra autenticità più vera, senza confondere questa con la spontaneità, l’istintività pura. Con un paradosso solo apparente diremmo che solo chi ha lavorato a lungo su di sé può permettersi di agire spontaneamente.
- Educare alla relazione con l’altra e con l’altro. In teoria siamo d’accordo tutti/e, nella pratica è molto più difficile. All’interno dell’educazione alla relazione una particolare importanza riveste il discorso dell’educazione alle differenze; differenza tra i sessi, tra le classi, tra le razze e le culture.
- Educare alla libertà in termini di responsabilità. La questione non è indifferente dal punto di vista educativo, in un luogo in cui si cerca coerenza e autenticità. Molto spesso si fa confusione su ciò che vuol dire essere liberi/e in quanto responsabili, spesso la prima parola viene percepita come ribellione, mentre la seconda è vissuta come un peso eccessivo.
- Incontrare l’evangelo. Anche qui la scommessa è a un tempo difficile e appassionante: parlare di Dio in modo laico, testimoniare la fede a chi in chiesa non ci va, accettando il rischio di sovrapporre le nostre proiezioni alla parola di Dio. Come attrezzarci ad affrontarla tutti insieme, credenti e non credenti?
La formazione di chi fa staff ad Agape si articola oggi in due momenti fondamentali: il campo formazione, che si occupa di analizzare la relazione educativa e ciò che essa implica da un punto di vista più generale, non solo orientato ai campi agapini, e per questo aperto a chiunque operi nel settore, ed il campo staffone, momento in cui tutti/e gli/le interessati/e a far parte di una staff si ritrovano insieme, si confrontano su esperienze passate, dubbi, paure e si suddividono nelle varie staff. Questo avviene solitamente ai primi di gennaio, dopodichè le staff iniziano a lavorare all’ideazione del campo estivo. Ogni staff si riunisce per tre o quattro week-end nel corso della primavera, ed è proprio all’interno di queste riunioni che avviene la parte più grossa del lavoro di formazione degli staffisti e delle staffiste, attraverso il confronto fra chi è alla prima esperienza e chi invece fa staff da più anni: non crediamo nel “si è sempre fatto così” ma nelridiscutere ogni volta le ragioni e le radici, non per distruggerle, ma per non perderne il senso.